Maria Giovanna Villari

Archive for febbraio 2014|Monthly archive page

BARETTI – TESTO CRITICO

In le 4 pareti on febbraio 21, 2014 at 12:53 pm

Baretti, Napoli, quartiere Chiaia. La nostra vita notturna. La chiamiamo Movida.

Comincia alle 19.30. Troppo presto ? Ma questi sono i fatti. Però si prolunga fino alle 2 del mattino, qualche volta le quattro. E stop. Tutti a casa. Qualcuno esce cantando.

Ma le riflessioni sono successive alle serate.

Un po’ di storia.  Fatta soprattutto con l’aiuto di Salvatore Pica, Ciro dell’Enoteca Belledonne, inquadrati nel loro lavoro giornaliero, grandi amatori dell’intrattenimento, in specie dei nostri Baretti della zona Chiaia e  dei loro preparati, della musica, del pubblico. E possiamo asserirlo, della vita.

Dopo Salvatore Pica di Via Ferrigni segue la trasformazione dell’Enoteca Belledonne, da venditrice di vini rossi e bianchi sfusi al litro, al suo bancone  e affaccio su strada. A seguire non necessariamente in ordine temporale arrivano il 66, il Seventy, lo Chandelier, che mano mano si specializzano nell’offrire un aperitivo che diventa cena.

Cinque euro per un calice. Vino e birra spumeggiante. Potere di riempirti il piatto di pizzette, noccioline, patatine, cruditè, danubi blu, salumi e formaggi.

Diventi habitué in poco tempo. Sei salutato, accolto ed entri a far parte di questa grande comunità di professionisti in giacca e cravatta, teen ager di tendenza e ragazze con minigonna, pantaloni attillati, blusette e tacco 12, noncuranti del dissestato e impossibile manto stradale napoletano.

Fanno la storia dei Baretti alcuni trascinatori per antonomasia, come Sergio Colella e Alfredo Pone, approdato nel suo Barril a Via Fiorelli, di fronte alle 4 pareti, coinvolgendo, come fa da poco Gianfranco Carratù, gli avventori del Virgilio e di Posillipo.

Ma siamo tutti uniti? Teen agers, damine, single e coppie? Beh beh non proprio. Si formano sottogruppi, piccole circoscrizioni come per i frequentatori del recentissimo Babar, dirimpettaio del giovane WILD. Così siamo certamente tutti uniti, ma anche gli affini hanno il loro angolo fisico, i loro tavolinetti, dove pur partecipando all’insieme, seduti o passeggiando sulla strada con un bicchiere in mano, si trovano e si sentono come a casa loro.

Quale magia.DIARIO-X-PDB-AZZURRO

Annunci