Maria Giovanna Villari

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spiare

In analisi on agosto 14, 2010 at 8:13 am

scarpa . modello pesante per tiri poderosi .

Da un po’ di tempo, diciamo da anni ormai, il mio telefono, le mie chiacchierate, la mia vita privata è intercettata dal mondo dei media. Gli intercettatori hanno un nome, ovvio, ed io non posso dirlo direttamente, perchè non avendo prove schiaccianti, ma solo pesanti indizi, la mia accusa potrebbe essere rubricata come diffamazione e un giudice stupido e malvagio -anche lui- potrebbe condannarmi e ordinarmi pure un risarcimento danni.

Seccante -a dir poco- questa situazione.

Sogno di reagirvi dicendone quattro “vis a vis” a tutti coloro che mi intercettano da anni. Dire in sostanza: perchè lo fai ? Non che non sappia il perchè, chiaro; per il vile denaro, e per restare, nel circuito dell’editoria per il quale il prezzo da pagare è commettere reato (spiare) e trarre dalle vite altrui idee e guadagni.

Ma continuando nel mio rimuginare, immagino che qualche riga come questa potrà per un attimo -prima di addormentarla di nuovo- risvegliare la coscienza dei rei di cui parlo. Uomini e donne  -pure cattivelle queste ultime, che invidiano e giudicano me, senza mai giudicare se’ stesse- che di fatto ritengono che i nodi non vengano mai al pettine.

Sbagliato. Vengono al pettine, eccome. E’ successo alla Tulliani, a Fini, in questo momento, e ad altri ancora succederà. Accade che chi ha commesso una illegalità, prima o poi ne paghi le conseguenze in una forma perversa di ribilanciamento di torti e ragioni.

Così dicendo sembra che abbracci l’idea dell’esistenza di giustizie divine o umane, che non tutti riconoscono, in un agnosticismo perenne che insegnerebbe come azioni, cause ed effetti siano solo un caotico ripresentarsi senza senso.

No, non è così, cari amici. Fare dei torti non è giusto per se, prima che per gli altri. Perchè potrebbe avvenire che in quel caos disordinato, riceverli da altri, debba essere alfine sopportato nella cinica idea che l’incudine non possa o non debba difendersi e pretendere giustizia contro il martello.

Giri di parole. Giri e rigiri per esprimere il concetto cardine di queste riflessioni. L’essere intercettati è un problema che al momento non vede possibilità di superamento. Per i costi che dovrebbe assumere l’intercettato; i fastidi; e l’impossibilità di poter adire il magistrato con facilità, per mancanza di prove materiali: intercettazioni, foto e testimonianze.

Ma avverto tutti. Se mi capita di incontrare la Perbenini, una tra tutte, le tiro una SCARPA IN FACCIA.

Accada quel che accada.

palio di siena

In immagini, metafore on agosto 8, 2010 at 7:04 pm

uomini al posto dei cavalli

per elisa

In immagini on agosto 7, 2010 at 5:36 pm
  

PER ELISA…. per elisa….. lei…..ti ha preso anche la dignità…

ripristinare le statistiche

In comunicazione servizio on agosto 5, 2010 at 7:18 am

ripristinare le statistiche

DISCO DANCE

In immagini on agosto 4, 2010 at 12:22 pm
HOT STUFF

HOT STUFF

il tempo che ci resta

In recensioni on agosto 3, 2010 at 3:19 pm

Nè Cabona, nè Bertarelli ma qualche commento in margine ad un film che è targato cinque stelle.

Questo film, questo documentario, è una storia triste e ci fa riflettere, ma vogliate anche un crudo e reale commento sulla Palestina, e sui palestinesi.

Il regista è depresso e racconta la storia di un paese non ancora riconosciuto; occupato da soldati,  militari, armi e coprifuoco.

Uomini militari; donne militari grottesche, e sullo sfondo questi paesi disabitati, legati alla tradizione araba, con uomini soli che ascoltano la loro musica e vivono lontani dalle donne, salvo che nelle case; dove queste cucinano e lavorano.

Non una libreria nella casa del regista che narra la storia autobiografica della sua famiglia ed il coraggio ed il cuore del padre che reagisce più volte alla forza militare.

Un suicidio di alcuni, senza che se ne faccia intravedere l’orrore dell’attacco terroristico.

Nessuna speranza, dunque, e solo la vittoria del più forte militarmente.

Un senso di impotenza per chi assiste al film, o sogna, come me, un ghandi tecnologico anche per queste civiltà.

Saleppe